Sembrano banali prese, ma raccontano un cambiamento enorme. In Cina le colonnine crescono come alberi dopo la pioggia, e la strada sembra non finire mai. Qui si capisce cosa succede quando un Paese decide che il futuro gira a elettroni.
Di giorno i parcheggi dei mall si svegliano presto. Le auto entrano, leggono il QR, partono i kWh. È una routine silenziosa, ma potentissima. La Cina ha reso la ricarica normale come il caffè al bar. E ciò che ieri era pionieristico oggi è abitudine.
Molti vedono solo la scatola verde vicino al marciapiede. Ma dietro c’è un’infrastruttura che cresce a ritmi da record. Le feste nazionali mostrano la verità: code ai fast charger in autostrada, app che segnalano disponibilità in tempo reale, prezzi che cambiano con la fascia oraria. Non è un sogno o un rendering. È la quotidianità del più vasto esperimento di mobilità elettrica al mondo.
Il punto centrale è capire come contare i punti di ricarica. I dati più solidi separano i pubblici dai privati. I pubblici sono nell’ordine di qualche milione, con una quota crescente di ricarica rapida lungo le arterie principali. I privati, installati in garage e depositi aziendali, rappresentano la parte più ampia del totale. Sommando entrambe le categorie, diverse stime del 2024 indicano un parco attivo che supera i 20 milioni di unità. Tuttavia, il conteggio varia per definizione e metodo: non tutte le installazioni sono misurate allo stesso modo e non tutti i dispositivi risultano sempre operativi. Quando il dato non è certificato, conviene trattarlo come stima, non come verità assoluta.
C’è poi un terzo pezzo del puzzle: le stazioni di sostituzione batteria. Non sono la maggioranza, ma sommano migliaia di swap al giorno e sbloccano i viaggi lunghi per alcune flotte. Aggiungono flessibilità al sistema e riducono l’ansia da autonomia dove i veicoli elettrici sono strumenti di lavoro.
Cosa cambia per città, rete e business
Rete elettrica. La crescita di colonnine di ricarica spinge il potenziamento locale. Si diffondono sistemi di gestione intelligente, limiti dinamici di potenza e prezzi che guidano la ricarica nelle ore più “leggere”. In vari distretti partono test di V2G e V1G per smussare i picchi.
Città. I piani urbanistici assegnano spazi alla ricarica nelle nuove costruzioni. Nei quartieri densi, i parcheggi condivisi diventano hub di prossimità. Nelle aree rurali il ritmo è più lento: i vuoti ci sono e si vedono.
Mercato. Operano utility, player privati e gestori di flotte. Il ricavo non dipende solo dai kWh. Conta la manutenzione, l’affidabilità, il tasso di utilizzo per stallo. Chi integra software, pagamenti e assistenza vince in retention.
Sulle autostrade che collegano Delta del Fiume Azzurro e Greater Bay Area, i cluster di stazioni di ricarica rapida consentono di passare da 20% a 80% in circa 20–30 minuti con le potenze più diffuse. Nei parcheggi dei supermercati, la ricarica lenta copre le soste settimanali. Nei depositi, la notte diventa carburante a basso costo.
Resta una sfida: affidabilità. Festività e ondate di freddo stressano la rete e i dispositivi. Le app aiutano, ma la qualità dell’esperienza deve salire insieme ai volumi. È lì che si gioca la partita dei prossimi anni.
Forse la cifra vera non è il “quanti”, ma il “come”. A cosa somiglierà una città in cui la ricarica è così invisibile da diventare parte del paesaggio? Magari alla luce che resta accesa in un garage di quartiere, mentre un’auto silenziosa si prepara al mattino dopo.





