Le novità nel mercato non mancano mai, con la Renault Clio che ha avuto in passato un modello davvero molto particolare.
Ci sono dei modelli che sono destinati a entrare per sempre nella leggenda delle quattro ruote, con la Renault che da questo punto di vista è davvero seconda a poche realtà. Sono tantissime le vetture della casa francese che hanno saputo imporsi a livello internazionale e tra questi non si può di certo non citare la Clio.
Siamo di fronte a un modello che ha saputo rinnovarsi ancora una volta anche di recente. Le dimensioni mostrano un veicolo da 412 cm di lunghezza, una larghezza da 177 cm e un’altezza da 145 cm, il che le permette di essere omologata complessivamente per cinque posti.
Il motore che monta al proprio interno è un 3 cilindri da 1199 di cilindrata e che ha modo di erogare un massimo di 116 cavalli. Bene il picco massimo di velocità, con questi che tocca i 180 km/h, con i consumi che sono molto contenuti, dato che sono di soli 5,1 litri ogni 100 km, ma in passato c’è una versione che ha saputo scrivere pagine epiche.
Negli anni ’80 la Renault era un marchio che aveva fatto parlare moltissimo di sé anche nel motorsport, soprattutto F1 e WRC. La dirigenza dunque non voleva più limitarsi solo alla produzione di auto di piccole dimensioni, come la R4 o la R5, ma voleva puntare anche su vetture più spaziose e per questo fu portato avanti il progetto che prese il nome di X57.
Si voleva poi cercare di rompere con il passato, con la Renault che aveva da sempre utilizzato delle numerazioni sequenziali. Ora era giunto il momento di dare al mondo un nome innovativo, con la scelta che ricade su “Clio”, in quanto in greco antico ha il significato di “essere famosa”.
La versione del 1990 era molto più piccola rispetto a quella odierna, si stanziava solo sui 371 cm. Aveva diverse motorizzazioni, tra cui una basilare da 48 cavalli. La Clio conquistò subito la critica, tanto è vero che meritò il riconoscimento come Auto dell’Anno nel 1991. Un successo straordinario che fu replicato nel 2006. la Clio infatti si confermò anche in quella circostanza come auto dell’anno nella sua terza generazione. Un mito destinato a rimanere immortale.
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